lunedì 22 marzo 2021

La gestione del nostro tempo

 



Quando vivevo ancora con i miei genitori, mi è capitato più volte di sentirmi dire che avevo tempo, perchè non dovevo occuparmi della casa in prima persona. Questo era vero, e ricordo che potevo permettermi di coltivare svariati interessi: leggevo certamente di più, curavo maggiormente la passione per la fotografia, andavo anche a fare shopping senza un reale motivo. Quando decisi che era il momento di spiccare il volo dal nido familiare, ero abbastanza preoccupata: come avrei organizzato le pulizie dell'appartamento? Come avrei gestito la questione lavatrici? La preparazione dei pasti e il conseguente lavaggio delle stoviglie, quanto prezioso tempo mi avrebbe portato via? In realtà dopo qualche mese di rodaggio (e una confezione di petti di pollo andati a male dopo), mi resi conto che la mia casa era sempre ordinata, i miei vestiti puliti, ed io potevo dedicarmi alle molte attività che mi piacevano. Nel frattempo, non ero più single, avendo conosciuto colui che ora è mio marito. Ed è in quel momento che alcune Cassandre iniziarono a pronosticarmi una vita di coppia piuttosto spaventosa (almeno per me), fatta di fidanzati conviventi che non svuotavano neppure la lavastoviglie, figururiamoci aiutarti a cucinare. Questi esseri burberi, lavoravano più o meno quanto le loro consorti, ma in casa si limitavano a lasciare mutande per terra in bagno e calzini spaiati fuori dal cesto della biancheria sporca. 

Mio marito non mi sembrava tale, ma devo dirvi che un pò mi sentivo ancora una priviligiata, nel fatto di saper organizzare il mio tempo e la casa. Le previsioni altrui si rivelarono ancora una volta prive di fondamento: non solo mio marito è tutt'ora educato, ma partecipa attivamente alle faccende domestiche. Se lo dico ad alcune persone, è però pronta la risposta raggelante: i figli portano via la maggior parte del tuo tempo, e della tua energia fisica e mentale. Non voglio contraddire le molte mamme che dicono ciò e leggono queste mie parole, e sono convinta che quando un altro essere vivente dipende interamente da te e/o dal tuo consorte le cose siano difficili. Un bambino non può essere lasciato solo, soprattutto nei primissimi anni di vita. Va poi seguito (la DAD vi dice qualcosa?), educato, aiutato. Per svariato tempo non sarà in grado di recarsi dal medico da solo, di aiutare attivamente in casa e via dicendo. Ne sono consapevole: ma la cosa che mi fa veramente riflettere è come le persone a volte si procurino degli alibi, quasi come a farti sentire in colpa se tu, in quel momento della tua vita hai meno responsabilità. Perchè una delle cose di cui agogniamo tutti, prima della pensione, è il tempo. Ci sembra sempre di averne troppo poco, ma in realtà, a volte siamo noi che non lo gestiamo bene. 

Io per prima, certi giorni passo troppi minuti su Instagram. Ma credo di non essere mai andata da uno studente, per dirgli che ha più tempo di me. Il lavoro, la gestione della casa, gli obblighi che abbiamo con la nostra famiglia sono dei momenti, degli impegni che dobbiamo assolvere, ma che spesso ci lasciano comunque qualche ora al giorno per noi. E se, in certi periodi della vita non è così, mi chiedo cosa serva ammorbare gli altri con le nostre previsioni catastrofiche sul loro futuro. Magari abbiamo davanti una persona che non vuole avere figli, oppure qualcuno che sogna un appartamento minimal. Inoltre spesso non ci si rende conto di quanto tempo si passa a fare dell'altro. Mi ricordo che una volta parlai con una collega di un libro che avevo finito. Lei mi rispose che non leggeva molto, ed un'altra persona che era nella stanza con noi mi disse-"Sai, lei ha anche un bambino"-. L'altra rispose che in realtà nel lasso di tempo che aveva a disposizione per se stessa, preferiva guardare la tv. 

Sono consapevole però, di sembrare piuttosto fortunata all'occhio meno attento. 
In realtà non mi è "capitato" un marito che mi aiuta in casa. Lo vedevo già prima di viverci assieme, che non considerava un lavoro prettamente femminile, quello di gestire il nostro nido. Posso sembrare privilegiata nel non passare i sabati e le domeniche a pulire o sistemare, ma la verità è che lo faccio prima di recarmi al lavoro, ogni giorno, per non dovermi ridurre a passare i pochi momenti off work, in tal modo. Forse perchè il week end non sono sempre libera visto il lavoro che faccio. In linea definitiva, credo che queste Cassandre non finiranno mai di prevedere sfortunati scenari. Se un giorno diventassi mamma, probabilmente mi verrebbe detto che con un secondo figlio le cose cambiano. Potrei continuare con molti esempi, ma ciò che intendo è che ci saranno sempre persone a cui sembra di non avere mai i nostri "vantaggi". Ma resto convinta che la mia non si chiama fortuna, bensì organizzazione.

lunedì 15 marzo 2021

Non andrà affatto bene

 

credits: www.canva.it


"Mama mia, here we go again". Ci sarebbe da ridere e creare un milione di meme, se la gente non continuasse a morire di Covid (ultima vittima illustre, il grande fotografo Giovanni Gastel, purtroppo). Ma è passato quasi un anno dal mio post, nel quale mi auguravo un cambiamento in meglio della società, ma tra le righe, si capiva che non ci credevo neppure io. Ed infatti ne abbiamo viste di cotte e di crude in quest'anno, con i negazionisti, un'estate quasi senza mascherina per molti, anche se il virus girava ancora. Potrei continuare all'infinito ma non è questo il punto: non è andata affatto bene .

Ieri ho letto una frase, su facebook che mi ha fatto molto pensare, ovvero "la zona rossa brucia a tutti, un pò di più a chi ha rispettato le regole". Mi sembra che non sia servito a nulla il mio ostinarmi a tenere la mascherina, a ripetere alle clienti in negozio, di non toglierla. Mi sembra che non essere uscita dal comune quando non potevo (ad esempio) e di aver seguito tutte le indicazioni datemi dal ministero della sanità, non sia servito a niente. Una bella fetta della società diceva che eravamo sotto "dittatura sanitaria", e teneva quella cavolo di mascherina sul mento. Se ne fregava di essere a casa per le 22, perchè tanto i controlli mancavano. Forti del loro "essere stanchi di questo fottuto virus".

Sapeste quanto sono stanca io. Sapeste quanto sono stanchi gli operatori della sanità. Chi ha un bambino in DAD e non riesce ad avere l'ennesimo permesso lavorativo. Vi dico, a me basterebbe davvero poco: tre giorni all'estero ad esempio. Prendere un aereo, non preoccuparmi se il mio vicino di sedile tossisce. Entrare in un locale affollato, con mio marito, per provare le specialità culinarie del paese in cui mi trovo. O senza tanto andare lontano, una bella serata con tutti i miei amici e le mie amiche, oppure con tutta la nostra famiglia, come facevamo quando qualcuno di noi compiva gli anni. Ed invece sto  pensando che dovrò anche quest'anno chiamare mia mamma al telefono, invece di festeggiare il suo compleanno assieme.

Tutti abbiamo un motivo per non essere felici di questa Italia, di nuovo quasi tutta in zona rossa. Un motivo per contestare una regola che per noi è assurda, un ristoro che non arriva, l'ennesima chiusura dopo un inverno con colori alterni che ha fatto più male che bene, probabilmente. Lo spiraglio di luce sembra essere la vaccinazione, a meno che non crediate che vi inseriscano un microcip sotto cutaneo e allora mi chiedo perchè siate su queste pagine a leggermi, poichè ve lo dico chiaramente: mi fate ridere nella vostra ignoranza, ma piangere pure. 

Cerchiamo di informarci piuttosto dalle fonti giuste, invece di rifiutare la scialuppa di salvataggio. Perchè ve lo dico, io ci salterei su a piedi pari, e ci salperei per mari lontani. Se fosse il mio turno. Ma finchè non tocca a me, farò in modo che nella nave intanto, non entri ancora acqua, se no poi anneghiamo tutti. E non parlo di essere ospedalizzati, perchè alla nostra età succede raramente, ma di vedere l'ennesima attività che non riapre, ad esempio. 

Ormai lo sappiamo: non andrà affatto bene. Non se non lo vogliamo veramente tutti.